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Accordo di collaborazione tra AECP e RSB

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Accordo di collaborazione tra AECP e RSB

Sono lieto di informare a tutti i nostri iscritti e simpatizzanti  che la nostra Associazione ha concluso un accordo scritto con la Russia di collaborazione e operatività nell’ambito della sicurezza privata e Governativa . Tale accordo firmato dal sottoscritto Tosi Giuseppe Presidente AECP e Krinitsin Oleg Anatolievič Presidente RSB , permetterà di ampliare oltre Europa idee e scambi di opinioni e di collaborazione in ambito professionale nella preparazione e nell’ambito operativo di personale altamente qualificato per servizi di sicurezza .Spesso pensiamo che i terroristi, pirati somali, afghani talebani, estremisti ceceni, sequestro di ostaggi, esplosioni di stabili , rivoluzioni con conseguenze di atroci morti e distruzioni di popoli, che sentiamo quotidianamente tutti i giorni su tutte le TV mondiali e sui quotidiani si vanno sempre più dilagando riguardino solo alcuni paesi , ma non è così. Noi vogliamo solo pensare che sia così! ma oggi, non siamo sicuri del nostro futuro; non sappiamo cosa sta succedendo con il mondo e la società , tutto questo ci spaventa.
Non c’è niente di più prezioso della vita dell’essere umano dobbiamo salvarlo, il nostro gruppo di sicurezza privata AECP e RSB-Group sono pronti a contribuire e ha mettere la propria esperienza e la professionalità al fine di preparare personale altamente qualificato nell’ambito della sicurezza e la protezione di qualsiasi tipo di proprietà ha tutti coloro che sono in difficoltà, praticamente in qualsiasi zona con alta attività terroristiche sia via terra e in Atlantico e l’Oceano Indiano.

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Approvato definitifamente il D.M. 154/2009 il 24 Febbraio 2015 per l’impiego delle Guardie Particolari Giurate sulle navi

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Una proposta di legge che oggi finalmente è diventata realtà,, per scongiurare gli attacchi dei pirati alle navi italiane, è diventata definitiva  con il D.M. 154/2009 il 24 Febbraio 2015.

Tali servizi saranno svolti da Guardie Particolari Giurate con qualifiche specifiche e preparazioni particolari atte allo svolgimento delicato di tale servizio.

Finalmente questa normativa va a colmare il vuoto che si era creato attorno al servizio di antipirateria marittima che serve agli armatori al fine di trasportare le merci su navi cargo al largo del canale di Suez (Egitto Mar Rosso.) allo  Sri Lanka, Oceano Indiano.

 

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Rassegna Stampa

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Inghilterra, servizi segreti assumono hacker per la sicurezza del weeb
Essere un hacker spesso crea problemi alla fedina penale, ma qualche volta può essere un buon requisito per trovare un lavoro: è quanto succede in Inghilterra, dove i servizi segreti di Sua Maestà hanno lanciato un bando per reclutare esperti di sicurezza web, in cui il test da superare per essere assunti è proprio l’abilità di entrare nei siti protetti. Addio James Bond, benvenuto pirata informatico.‘Cracca il sito e noi ti assumiamo‘: questo in sintesi l’annuncio fatto dall’intelligence britannica lo scorso 3 novembre, per scovare degli hacker pronti a lavorare per la sicurezza della patria. L’iniziativa del Government Communications Head Quarter nasce a seguito delle critiche del premier David Cameron, il quale aveva lamentato la mancanza di ‘esperti di internet in grado di rispondere agli attacchi informatici‘. Un portavoce della Gchp riferisce: ‘Le persone che stiamo cercando possono non essere raggiungibili con le campagne mediatiche tradizionali, e possono restare all’oscuro del fatto che al Gchq stiamo cercando di reclutare nuovi profili‘.Se avete passaporto britannico e siete dei provetti pirati del web potete partecipare alle selezioni collegandovi al sito del Gchp e decodificando il codice. Attenzione però, i servizi segreti cercano persone con la fedina penale pulita: quindi hacker si, ma che non si sono mai fatti beccare fino ad oggi. Solo il meglio per la Perfida Albione.
Le nuove spie dei servizi segreti britannici Mi6 verranno reclutate su Facebook
Categoria: Dal Mondo -Tag: facebook – Mi6 -Data: 19-02-2014Come ha comunicato il ministero degli Esteri a Londra, l’MI6, o Secret Intelligence Service, ha inserito ormai da qualche settimana annunci su Facebook.«Continua la nuova campagna d’assunzione dei servizi segreti per creare una lista di potenziali agenti scelti nella società britannica di oggi. Per cercare nuovo personale stiamo utilizzando i più svariati canali dove spieghiamo gli sviluppi professionali all’interno dell’organizzazione. Facebook è solo uno degli ultimi esempi», ha dichiarato infatti un portavoce del MI6.L’apertura al mondo di internet da parte dei servizi segreti non è una novità. Di un mese fa è la notizia riguardante l’ apertura di un sito di social networking destinato agli agenti dei 16 servizi di intelligence Usa. A-Space, questo il nome del sito, è stato dedicato allo scambio di
informazioni naturalmente segrete sulle attività terroristiche nelle varie aree del mondo.Per quanto riguarda l’MI6, già dal 2006 aveva iniziato a pubblicare annunci sui giornali per selezionare nuovo personale. Oltre ai canali tradizionali, come giornali e radio, i Servizi Segreti hanno scelto quindi come mezzo per assumere nuovo personale il famoso sito di socialnetworking.“L’aperta campagna di reclutamento del servizio segreto continua a cercare talenti rappresentativi dell’odierna società
britannica“, come ha spiegato Un portavoce del Ministero degli Esteri.Gli Spy Wanted adverts che compaiono sul sito si rivolgono a diverse tipologie di possibili nuovi agenti: i laureati, che possono candidarsi per posizioni lavorative che promettono una carriera a lungo termine; coloro che sono desiderosi di cambiare lavoro e cercano qualcosa di completamente nuovo ed eccitante; infine, coloro che ambiscono ad “un posto di prestigio nella storia mondiale»
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Dossier “Somalia”, Pag.24 Pirateria Marittima
La Somalia ed i pirati del Corno d’Africa

Inviato da Redazione ⋅ 19 aprile 2011 ⋅ Lascia un commento
Archiviato in  africa, African Union in Somalia, Cap. F. Vito Lacerenza, Cap. Massimo Ficuciello, corno d’africa, Difesa, eden, espero, fregata, Fregata “Espero”, golfo, indiano, lacerenza, Marina Militare, Nave “Zeffiro”, oceano, Operazione “Mare sicuro”, pirateria, pirati, sudanSono particolarmente entusiasta di questo 2° Corso per “Giornalismo e Comunicazione in Aree di Crisi”, in quanto ci offre la possibilità pratica di immergersi in un contesto militare e di seguirne le vicende, pur rimanendo nel distinto ruolo del giornalista. E’ quanto meno affascinante, anche se non privo rischio se, in una disamina completa, si può immaginare di essere proiettati in un Teatro Operativo, serio, vero, come può essere stato quello del Kosovo, della Bosnia o quello di oggi dell’Afganistan. Questo per quanto concerne l’esercito, ma le cose sono altrettanto interessanti per la Marina Militare che opera in mare, nei mari vicini ed in quelli lontani e negli ampi oceani, come quello Indiano di fronte al Corno d’Africa della Somalia.Eppure, pur non volendo essere così radicali nell’immaginare un impiego giornalistico così importante e coinvolgente, ci rendiamo conto che di notizie, interessanti, cruente e di grande attualità ne emergono in questo corso; direi abbondano. Sono tante e diverse, che non si sà quale dare prima, specie per chi di difesa si è occupato poco, tutto sommato.Proviamo però a darne una, partendo da un dato di cronaca. Si tratta di un ultimo comunicato stampa apparso sul Diario di Bordo del sito della Marina Militare, il n. 4/2011, del 1 marzo 20011. Il cui titolo recita “Pirateria: Nave Espero nell’Oceano Indiano e Golfo di Aden”. Veniamo informati che una nostra unità navale la Fregata “Espero” ha iniziato una operazione di contrasto alla pirateria nell’Oceano Indiano, in ambito di un programma dell’Unione Europea. La missione è stata denominata “Atalanta” e coinvolge le Forze Navali Europee, nota negli ambienti militari anche come “Task Force 465”, e che si propone di fare da scorta ai mercantili del Programma Alimentare Mondiale, il World Food Programme (WFP) nonché dei mercantili dell’Unione dei Paesi Africani in Somalia nota anche con il nome inglese “African Union in Somalia” (AMISOM).Verò è, che la presenza di unità navali militari da guerra ha anche un valore deterrente tale da scoraggiare, e si spera impedire, questa emergente ed illegale attività di pirateria dei somali, che – si dice – sia anche fomentata da occulti compratori, ricettatori e/o finanziatori di queste attività.L’attività di pirateria e di rapina non è praticata solo per impossessarsi di navi, beni trasportati e per potenziare la propria offesa, a volte i pirati si spingono oltre fino all’omicidio, e fino alla strage degli equipaggi.E’ del febbraio scorso, la notizia della strage di una intera famiglia, da parte dei pirati del “Corno d’Africa” e nel Golfo di Aden, per accaparrarsi il l prezioso natante. Si trattava di uno yacth americano catturato dai pirati. Per la sua liberazione con un blitz tentato dalla forze speciali USA, non andato a buon fine, i 4 ostaggi della nave sono stati uccisi. Oltre ai due proprietari altri due anziani coniugi che giravano per i porti regalando bibbie evangeliche. E, ancora due giorni dopo questo tragico evento si è registrato la notizia del sequestro di tre minorenni danesi che giravano il mondo in mare, era la prima volta che passavano dal quelle parti, ma evidentemente non sapevano di dover passare attraverso un corridoio che le Forze Armate di Mare Europee e Internazionali, tra cui anche Americane e Cinesi, – anche se con diversi distinguo nel comportamento – stanno faticosamente preparando, ed ovviamente, si organizzano per poterlo difendere, garantendo una migliore protezione alle navi mercantili. Ma va anche registrato purtroppo che la Forza Militare Cinese preferisca difendere, con minore senso di altruismo, le proprie merci, ed innanzitutto i propri carichi ed equipaggi, fuori cioè da una logica si soccorso umanitario internazionale.Ancora più recentemente scopriamo la seguente nota, a “Nairobi, l’8 aprile – dice Adnkronos – i pirati somali hanno sequestrato una nave di proprietà tedesca, battente bandiera di Antigua e Barbuda, la Susan K, al largo delle coste dell’Oman. Secondo quanto riferito dal portavoce della missione anti-pirateria della Ue, Paddy O’Kennedy, l’equipaggio dell’imbarcazione e’ costituito da 4 ucraini e 6 filippini”.Un problema molto grosso, questo e tuttavia poco conosciuto, almeno da parte di molti italiani. L’Italia con una vocazione marittima così importante si pone, forse poco, il problema informativo circa le rotte privilegiate, e la cronaca dei fatti di mare. Ad esempio, poco si sa che la Fregata “Espero” con i suoi 221 membri di equipaggio continua un lavoro iniziato dal 2005 con l’operazione “Mare sicuro” come contrasto al fenomeno della pirateria e più in generale alla sicurezza delle rotte commerciali. L’unità navale al comando del Capitano di Fregata Vito Lacerenza, ora sostituisce, come in una staffetta, la nave “Zeffiro” che era operativa da tre mesi nell’Oceano Indiano.

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Un impegno costante che la Marina Militare svolge spesso senza la notorietà e l’enfasi, ormai del tutto standardizzato, per numero e varietà di programma dei media nazionali, anche statali. Del lavoro specialistico e professionale, ma, silenzioso quanto utile, come quello offerto dal T.V. Federico Mariani Capo Ufficio della Pubblica Informazione del Comando in Capo della Squadra Navale, solo pochi ne sanno qualcosa.

 

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Notizie
Sicurezza
31.07.2012
Antipirateria, in arrivo il decreto sull’impiego dei privati a presidio delle navi
Cancellieri in audizione al Senato: 439 attacchi nel 2011 in acque internazionali, «danni ingentissimi». Forze militari «prima essenziale forma di presidio»Entro il 2012 sarà perfezionato il decreto del ministro dell’Interno che disciplina le modalità d’impiego degli operatori della sicurezza privata  – i cosoddetti contractors – a bordo delle navi dirette in zone a rischio pirateria. Lo ha assicurato lo stesso ministro Annamaria Cancellieri questo pomeriggio durante l’audizione di fronte alla Commissione Difesa del Senato, nell’ambito dell’indagine sulla normativa di prevenzione e repressione degli attacchi fatti da barchini di pirati ai mercantili nel Corno d’Africa e nell’Oceano Indiano.Le guardie giurate, ha spiegato Cancellieri anticipando i contenuti del decreto, per prestare servizio ‘antipirateria’ a bordo delle navi dovranno superare, oltre a un corso base per addetti alla sicurezza sussidiaria, «anche un secondo stage finalizzato allo specifico contesto d’impiego operativo».Un contesto, quello della pirateria marittima, che, con le «439 aggressioni registrate nel 2011 in tutti gli spazi marittimi internazionali» dalle quali sono derivati «danni ingentissimi», determina secondo il ministro «condizioni di grave vulnerabilità per la sicurezza della navigazione dei vettori marittimi e delle persone che vi sono addette, generando un’inaccettabile instabilità dei traffici commerciali e una situazione di forte precarietà».Per contrastarlo e proteggere gli interessi nazionali, tuttavia, la «prima essenziale forma di presidio», ha chiarito il ministro, rimangono le nostre forze militari alle quali la legge 2 agosto 2011, n.130 (che contiene, tra le altre, misure urgenti antipirateria), assegna «un ruolo centrale e primario nell’azione dispiegata a favore della armatoria italiana». In quest’ottica è estremamente opportuno, ha ribadito Cancellieri, «mantenere in termini di sussidiarietà il rapporto intercorrente tra l’utilizzo dei nuclei militari di protezione della Marina Militare e quello dei cosiddetti contractors».Riguardo a questi ultimi, cioè alle guardie giurate da impiegare a presidio delle navi, il ministro ha sottolineato l’attenzione alla professionalità, ricordando che «la legge accorda preferenza agli operatori della sicurezza privata che abbiano prestato servizio nelle Forze Armate, anche come volontari».Tornando al decreto, Cancellieri ha spiegato quali saranno le modalità di imbarco e sbarco delle armi: imbarco non solo dal territorio nazionale ma anche dai porti limitrofi alle zone a rischio pirateria, tenuto conto che nella maggior parte dei casi le rotte non sono programmate prima della partenza ma quando le imbarcazioni si trovano già in acque estere. Una scelta funzionale, ha evidenziato il ministro, che in linea con la normativa di primo livello «consente di limitare la disponibilità delle armi a bordo al tempo strettamente

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Autorità marittima panamense approva l’intervento di AdvantFort per operazioni anti-pirateria

AdvantFort Company, leader mondiale nella fornitura di soluzioni per la sicurezza in mare all’interno dell’industria del trasporto marittimo commerciale, ha ricevuto la settimana scorsa il consenso, da parte dell’autorità marittima di Panama (Panama Maritime Authority – PMA-), a condurre operazioni anti-pirateria a bordo delle navi recanti bandiera panamense.

WASHINGTON, 12/02/2013 (informazione.it – comunicati stampa)

AdvantFort Company, leader mondiale nella fornitura di soluzioni per la sicurezza in mare all’interno dell’industria del trasporto marittimo commerciale, ha ricevuto la settimana scorsa il consenso, da parte dell’autorità marittima di Panama (Panama Maritime Authority – PMA-), a condurre operazioni anti-pirateria a bordo delle navi recanti bandiera panamense.

“Qui alla AdvantFort siamo veramente compiaciuti che lo stato di bandiera più prolifico al mondo abbia scelto la nostra compagnia e i nostri operatori specializzati, dopo attenta verifica dei nostri trascorsi, per proteggere le loro navi da attacchi di pirateria,” ha affermato il Capitano William H. Watson, presidente della AdvantFort.

“Vorrei ringraziare personalmente Alfonso Castillero, Direttore Generale della Marina Mercantile di Panama, per l’estrema professionalità dimostrata nella gestione di questo compito.”

Per facilitare il processo, W.H.Watson si era recato a Panama per incontrare A.Castillero e la Signora Nyxkhari Ardilla, del dipartimento marittimo per la sicurezza sulle navi, del PMA.

La risoluzione (numero 106-26-DGMM) è stata datata 4 febbraio 2013, e successivamente sottoposta ad esauriente revisione da parte del comitato tecnico e dal settore legale del PMA prima che vi fosse apposta la firma del Direttore Generale.

La repubblica di Panama vanta il più esteso registro navale al mondo, con più di 5.700 navi battenti bandiera panamense.

La AdvantFort ha enfatizzato il suo continuo impegno alla gestione qualitativa, annunciando di essersi recentemente sottoposta a verifiche per ottenere la certificazione ISO9001 (International Standard of Organization).

Inoltre, questa settimana, molti tra gli ufficiali che si occupano di sicurezza sulle navi per la AdvantFort, hanno preso parte ad un programma di addestramento innovativo anti-pirateria, per società operanti nell’ambito della marina mercantile.

Messo a disposizione dal National Maritime Law Enforcement Academy (NMLEA) e appoggiato dal Maritime Institute of Technology and Graduate Studies (MITAGS), questo corso rappresenta lo sforzo del NMLEA nel cercare di soddisfare la sempre crescente domanda, a livello mondiale, di standardizzazione (e specializzazione) delle squadre di sicurezza anti-pirateria operanti in tutto il mondo.

Tali programmi di addestramento creati e supportati da NMLEA e MITAGS insegnano le “migliori linee di condotte” a tutt’oggi identificate, con particolare enfasi sull’integrazione effettiva tra forze di sicurezza e capitano ed equipaggio della nave.

Robert M.Wells, direttore dell’addetsramento alla NMLEA, si è concentrato sul ruolo prominente della compagnia nel settore nautico privato, sottlineando il fatto che la sua approvazione ufficiale da parte dell’autorità marittima panamense fosse giunta soltanto la settimana precedente.

“Il programma,” ha affermato Wells, “è stato progettato per assistere compagnie come la AdvantFort nel mantenere ed evidenziare il massimo livello raggiunto con i loro ufficiali di sicurezza professionisti.”

Per saperne di più, visitare: http://www.amp.gob.pa/newsite/spanish/home_mirror.html

Il testo originale del presente annuncio, redatto nella lingua di partenza, è la versione ufficiale che fa fede. Le traduzioni sono offerte unicamente per comodità del lettore e devono rinviare al testo in lingua originale, che è l’unico giuridicamente valido.

AdvanFort Company
Nathiya Prakasam, pubbliche relazioni
+1 703-657-0100
[email protected]

Luciano CampoliIntervista a Luciano Campoli, General Manager G7

Partirei dando un perimetro, o meglio un volume, al mercato dell’antipirateria: quanti transiti in aree a rischio vengono operati? E soprattutto: l’antipirateria operata dai privati funziona?

Parto dall’ultima parte della domanda per arrivare alla prima: negli ultimi anni si è registrato un sensibile calo degli attacchi in area, dettato da una serie di concause, infatti – oltre alle missioni poste in essere in ambito militare – si annovera, soprattutto quale deterrente efficace, la presenza degli operatori di vigilanza armata. Attività, la nostra, che è volta non solo alla protezione della nave di specie, ma che soprattutto è operata nell’interesse nazionale, per garantire il libero scambio di merci trasportate delle navi italiane. Ciò nonostante, la legislazione abbisogna di ulteriori modifiche ed integrazioni.
Nonostante i lodevoli sforzi normativi emessi inizialmente mediante il decreto-legge 12 luglio 2011 n. 107, convertito con modificazioni dalla legge 2 agosto 2011 n. 130, si è infatti giunti all’attuale D.L. 266/12, che a breve verrà ulteriormente modificato con l’uscita dalle operazioni della Marina Militare. In media le navi italiane svolgono quotidianamente decine di transiti in aree a rischio: la maggioranza di questi ultimi è stata protetta dalla Marina, unitamente alle realtà autorizzate nel settore, tra cui G7, che ha espletato assieme alla Marina la maggior parte delle operazioni di protezione. C’è però da constatare che è ancora alto il numero delle navi italiane che non opta ufficialmente per la protezione, vuoi perché la nave, assieme alle Best Management Practies, è garantita da una velocità tale da potersi mettere in salvo in caso di attacco, sia perché esistono altre realtà che preferiamo definire “sconosciute”. Su questo aspetto andrebbe fatta rapidamente chiarezza, e non solo per i gravi profili legislativi di carattere penale, legati ad un possibile utilizzo illegale di armi, oltre ad ulteriori reati raffigurabili sempre in campo penale. Occorre pertanto che ci sia l’opportunità affinché venga individuata un’autorità preposta a vagliare la regolarità dei team imbarcati a bordo delle navi. Sappiamo che la nostra associazione di categoria UNIV si è attivata e che a breve il Ministero dell’Interno potrebbe trovare la soluzione più consona e opportuna.

Vogliamo entrare nel dettaglio delle novità che hanno interessato questo particolare settore?

Oltre al DM 266 del 2012, che come abbiamo già detto ha inizialmente consentito agli armatori di optare per la presenza a bordo delle loro navi dei marò o in alternativa delle guardie giurate, di recente è stata sancito il termine delle operazioni di protezione da parte della Marina, lasciandolo di sola pertinenza al settore privato. Ulteriore novità è la proroga al 30 giugno 2016 del termine entro il quale si potranno impiegare le guardie giurate che non abbiano frequentato i corsi teorico-pratici, ma che abbiano operato almeno sei mesi in missioni internazionali tra le Forze Armate. A partire dal 1 maggio 2016, insomma, il servizio antipirateria sarà svolto interamente da guardie giurate “certificate”. Coloro che vogliono da subito avvicinarsi a questo settore potranno rivolgersi a G7 Academy, che a breve partirà con i corsi di formazione.

Cosa prevede il corso di formazione?

Secondo il disciplinare del DM 154/2009, le strutture formative – anche private – per addetti ai servizi di sicurezza sussidiaria possono occuparsi anche di pirateria marittima, purché dimostrino di avvalersi di formatori esperti e in possesso dei requisiti richiesti. G7 Academy, braccio formativo di G7, vanta un’esperienza profonda e pienamente certificabile e Sicurservizi, società di servizi di Federsicurezza, intende mettere in campo assieme a noi un corso pienamente strutturato. Il corso che somministriamo è propedeutico a frequentare i due successivi organizzati dalla Marina e dal Comando Generale delle C.P.: solo al termine di questi 3 moduli l’operatore verrà sottoposto ad esame finale da parte di una commissione esaminatrice.
Ci tengo però a chiarire che G7 Academy non forma solo guardie giurate, bensì si occupa di Security a 360°, infatti – tra i vari corsi che offriamo alle tante aziende italiane che hanno personale in aree a rischio – proponiamo corsi di travel security, CISM (Critical Incident Stress management), guida veloce ed altri. Abbiamo inoltre il comparto che si occupa di Risk Analysis e Intelligence, che – attraverso la stesura di report e la produzione delle cosiddette schede paese – consente di pianificare e approfondire in anticipo le tante criticità presenti nei Paesi in cui operiamo. In esse vengono elaborate in primis gli usi e costumi del luogo, oltre alle raccomandazioni determinanti per non incorrere in incidenti che potrebbero, in taluni casi, rivelarsi anche fatali.

Tornando all’antipirateria: se si svolgono – come si legge – solo 80 transiti al mese, non si rischierà di sfornare migliaia di superguardie per poi gettarle nel già saturo mercato della disoccupazione?

“Solo” 80 transiti non è forse l’avverbio più appropriato. Infatti con l’uscita della Marina dall’operatività, e soprattutto alla luce degli aspetti geopolitici contingenti, le posso garantire che ci sarà sempre più domanda di sicurezza “specializzata”.
Comunque, tengo a chiarire ulteriormente che questa non è un’attività rivolta ai “Rambo”: richiede infatti una serie di requisiti, sia di carattere psicologico che di equilibrio comportamentale. Pensiamo solo alle operazioni di trasferimento, che richiedono una certa predisposizione a sottoporsi dapprima ad un lungo viaggio aereo, e successivamente al trasferimento presso le floating armories (le cosiddette “armerie galleggianti”: sorta di navi albergo dove gli operatori soggiornano prima di essere imbarcati sulla nave con la quale effettueranno il servizio di protezione). Premetto che il trasferimento avviene con la nave in movimento, pertanto anche tale operazione è alquanto “dinamica”, dovendo trasbordare anche gli equipaggiamenti (dotazione personale inclusa, ossia: elmetto, giubbotto antiproiettile, visore notturno, collegamento radio, arma lunga).
Alla luce di quanto le ho detto, credo quindi di poter rispondere che il personale che supererà gli esami non dovrebbe trovare grossi ostacoli all’impiego.
E sia beninteso: per G7 la formazione non è il core business, è solo uno strumento per reperire il personale predisposto ad integrarsi in una realtà seria di fatta di professionisti.

Assumerete, dunque? E assumerete italiani?

Possiamo dire che con il Jobs Act stiamo già assumendo, reinserendo peraltro nel mondo del lavoro personale ex VFP già formato, proveniente dalla Difesa.
Per ora la maggioranza del personale è italiano e intendiamo continuare su questa strada. Quale azienda leader del settore della sicurezza in Italia, aderiamo ad un principio legato al “sistema paese” nel quale, con orgoglio nazionale, legittimamente operiamo.

nave-crociera-nel-mirinoIl DM 266/2012, che ha sancito e disciplinato l’impiego di guardie giurate sulle navi per servizi antipirateria marittima, ha rivoluzionato un settore dove il vuoto normativo impediva, di fatto, alle aziende italiane di operare in un’area di business di sicuro interesse. Ma le grandi rivoluzioni spesso richiedono aggiustamenti in corsa e le correzioni al tiro non possono che partire da chi in quel settore opera quotidianamente, verificando sul campo i limiti e le criticità del dettato normativo. E’ il caso di G7, società di sicurezza leader nei servizi di security, consulenza e risk management. “Questo nostro associato ha sollevato un semplice interrogativo: se su 80 transiti mensili su navi italiane, solo 18 sono posti in essere dalle tre aziende che operano nel settore, chi svolge gli altri servizi antipirateria?” – specifica Luigi Gabriele, presidente di Federsicurezza.

E’ quindi subito scattata una richiesta di parere al ministero dell’Interno, dove si illustrano sì le problematiche applicative incontrate sul campo, ma soprattutto si offrono spunti per risolverle.
Per rispondere alla prima questione (ossia chi opera quei 62 interventi antipirateria che non risultano codificati), si possono formulare diverse ipotesi: “quel che è certo è che, a prescindere dalla concorrenza sleale che potrebbe derivare da eventuali servizi operati in nero, la faccenda presenta risvolti di sicurezza pubblica piuttosto seri, a partire dal rischio di importazione illegale di armi”, risponde Luciano Campoli (Direttore Generale G7).
Aspetti, questi, che si legano a doppio filo al tema dei controlli: posto che le assicurazioni si limitano a verificare la conformità della documentazione, chi deve occuparsi dei controlli in campo? Le autorità coinvolte sono almeno tre: i dicasteri della Difesa e dell’Interno (Questure e Prefetture) e le Autorità portuali. Considerato che il Comando Generale delle Capitanerie di Porto già opera i controlli sulle navi italiane per verificare la conformità tecnica delle strumentazioni di telecomunicazione e che dispone di sistemi di tracking navale evoluti, oltre ad operare abitualmente anche all’estero, forse è questa l’autorità più indicata – suggerisce Giuseppe Vittoria (Amministratore Delegato di G7). In Gran Bretagna esiste un’Authority apposita: è vero che l’impianto giuridico anglosassone è diverso, ma mutuare una formula che funziona non sarebbe un peccato capitale.

Tra l’altro la questione dei controlli va risolta in fretta, perché a brevissimo (dal 30 giugno 2015, per l’esattezza) sulle navi non potrà più salire personale “in deroga”, ossia non formato secondo il disciplinare del DM 154/2009.
Insomma, da maggio potranno imbarcarsi solo guardie giurate formate ad hoc, mentre al personale già operativo è stato concesso un anno di tempo per adeguarsi, quindi anch’esso dovrà assoggettarsi ad un percorso di formazione.
E il problema è: chi eroga i corsi di formazione? Quali temi verranno trattati? Quanto dura il percorso?
G7 Academy, braccio formativo di G7, ha messo a punto un percorso dedicato all’antipirateria che si basa sull’esperienza maturata sul campo: parliamo di 40 ore di lezione su materie che spaziano dal diritto alla navigazione alla gestione dello stress”.
Tali materie sono peraltro comuni ai corsi che riguardano le altre figure di addetti alla sicurezza sussidiaria da formare secondo il disciplinare del DM 154/2009 (addetti alla sicurezza portuale, aeroportuale, ferroviario e sui mezzi di trasporto). Chi sceglierà di imbarcarsi, dovrà poi integrare il corso con le 4 + 3 giornate formative curate rispettivamente dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto e dalla Marina Militare, spiega Vittoria.
I corsi dedicati alle gpg con funzioni antipirateria verranno inseriti a completamento dell’offerta formativa di Sicurservizi, braccio operativo di Federsicurezza: “il 27 aprile daremo l’annuncio dei primi corsi durante un convegno dedicato a certificazione e formazione come strumenti di competitività”, dichiara Annamaria Domenici, Responsabile di Sicurservizi.